12 gen 2019 – Gruppo adulti :: Promemoria dell’incontro

Incontro del 12 gennaio 2019

Presenti: Federico, Vanessa, Maria Teresa, Carla, Giovanna, Mauro, Augusta, Francesca, Franco, Cristina

Riprendendo l’affermazione “Ecce homo”, viene presentata una interpretazione di Jean-Christian Petitfils, nel suo libro “Gesù”, nel quale l’autore afferma che i Giudei mettono in discussione la divinità di Gesù con uno stratagemma: dicendo che il loro unico dio è l’imperatore romano, spostano la questione dal piano teologico al piano politico e Pilato, che vorrebbe rilasciare Gesù, teme che a Roma si pensi che lui vuole sostenere un competitore dell’imperatore e quindi lo condanna.

Ritornando al Vangelo di Giovanni, nel Prologo troviamo scritto che il Verbo si è fatto carne: il Messia annunciato dai profeti, all’inizio era solo la Parola, l’annuncio, che era con Dio ed era Dio. Il prologo parte da Dio, come del resto anche noi siamo abituati a fare, ma in quanto Cristiani, noi dobbiamo cercare Dio attraverso il Cristo. Dio non si può vedere, è altrove, ma poi si mostra: la Parola si è fatta carne. Affermare che in principio era Dio è un atto di fede. Per conoscere Dio non si può partire da Dio stesso, prendendolo come punto di partenza. Dio è l’Altro, il trascendente; Dio è oltre quanto noi possiamo comprendere e raggiungere. La Bibbia ci dice che non possiamo conoscere Dio se Lui non alza il velo. Solo Gesù ci ha rivelato l’ultima definitiva Parola di Dio, il compimento di tutte le promesse: “Nessuno può andare a Dio se non attraverso di me”. Il volto personale e concreto di Dio nel mondo è stato rivelato in un uomo: Gesù di Nazareth. Per conoscere Dio si deve conoscere Gesù, per credere in Dio si deve credere in Gesù. Paolo dice ai Colossesi: “Gesù è colui attraverso il quale noi possiamo vedere il Padre”.

Cosa significa che noi siamo figli di Dio? Che siamo stati pensati da Dio fin da quando eravamo nel grembo della madre. Però è difficile coniugare scienza e religione, ed arrivare a credere che siamo stati pensati da Dio richiede di effettuare un percorso. Si arriva a credere di essere figli di Dio attraverso la ricerca che, peraltro, caratterizza tutte le religioni. E’ facile dire. “Credo in Dio”,
ma la coerenza rispetto al sentirsi figli di Dio non è semplice, ed è necessario essere dubbiosi, perché altrimenti si tratterebbe di un Cristianesimo formale. Posso però dire “Credo in Dio” come atto d’amore, come atto di fiducia. Se cerchiamo di ragionare si finisce con l’affermare che Dio non esiste. La fede è fiducia, affidamento.

La via per arrivare a Dio passa attraverso la Sua umanità, e chi non riconosce la Sua umanità non è cristiano.
“Ecco l’uomo”: Pilato diceva la verità, mentre gli Israeliti, e anche gli amici di Gesù, lo consideravano Dio. Era ferito, sanguinante, sofferente: era un uomo. Qualcuno lo considerava un uomo speciale, altri no. Il Centurione pagano, dopo averlo visto soffrire e morire, disse: “Questo era veramente il figlio di Dio”.
Si parla di incarnazione. Che vuol dire? Vuol dire che Dio si incarna e diventa uomo. Ma noi vogliamo parlare di umanizzazione di Dio, che non è la stessa cosa: non è come l’incarnazione degli dèi della mitologia antica che prendono le fattezze umane ma rimangono dèi.
Quando noi parliamo della nostra umanità, (la fragilità, gli scoramenti, le sofferenze, i dolori che viviamo quotidianamente in quanto uomini), sappiamo che anche Gesù li ha vissuti, come quando ha pianto per la morte di Lazzaro, quando ha affrontato le tentazioni, quando si è lasciato andare all’ira contro i mercanti del tempio, quando ha provato la sofferenza fisica della croce.
Tutto ciò ci riguarda sia perché siamo inseriti nel progetto di Dio, sia in quanto umani; infatti, per arrivare a noi stessi dobbiamo avvicinarci alle nostre fragilità, pensando e sentendo che Gesù è vicino a noi perché ha vissuto le stesse esperienze.

Dopo la Resurrezione Gesù si è mostrato a chi ha voluto mostrarsi.
Probabilmente non era riconoscibile (i viandanti di Emmaus non lo riconoscono) e ricorre a dei gesti consueti, come mangiare il pesce, per essere riconosciuto; ed è importante notare che quando risorge si presenta a due donne, in una cultura in cui le donne non valevano niente e non avevano credibilità.
Non era riconoscibile perché era difficile poter credere alla Resurrezione, per questo metteva in atto comportamenti condivisi con gli amici. La Resurrezione è confermata da coloro che l’hanno conosciuto e amato, come Tommaso che vuole vedere il corpo ferito.

Nell’Ascensione troviamo la restituzione della Sua divinità, e se Lui non fosse sparito non sarebbe nata la Chiesa attraverso lo Spirito Santo.

Oggi noi, all’interno della storia umana e personale che ci riguarda, dobbiamo capire come collocarci in quanto pezzetti del corpo mistico. Dentro di noi c’è una parte di divino, l’anima, e una parte umana. La morte ignobile di Gesù è condivisa con la morte ignobile degli umani. Lui ha preferito essere umano fino all’annientamento della divinità e poi è risorto. E questa è la Sua parte divina.
Cercare Dio vuol dire, per noi, cercare l’Uomo.
Gesù è stato un uomo, non un’astrazione teologica. Era figlio di Maria, è stato bambino, ha vissuto la crescita, è giunto alla maturità, ha dovuto accrescere la sua conoscenza umana, combattere contro l’ignoranza, coltivare la fede, esercitarsi all’ascolto del Padre nella preghiera, imparare l’obbedienza attraverso le fatiche, resistere e combattere le tentazioni, conoscere l’amore e
il rifiuto del suo amore, vivere l’amore fraterno a caro prezzo e conoscere il tradimento.

Ogni volta che parliamo di uomo, noi sappiamo che il vero Uomo, secondo la nostra fede, è Gesù Cristo, colui che è stato indicato nel cuore del Vangelo.

Prossimo incontro il 9 febbraio alle ore 15.