10 nov 2018 :: Gruppo Adulti :: promemoria dell’incontro

Presenti: Maria Teresa, Mauro, Laura, Claudio, Carla, Giovanna, Augusta, don Andrea, Laura P., Ubaldo, Francesca, Cristina.

Quest’incontro è a conclusione dell’approfondimento sul Cantico dei Cantici.

Don Andrea si è fermato un po’ con noi ed ha introdotto l’argomento.

I primi cinque libri del Pentateuco (la Torah), sono i principali e stanno nel primo rotolo.
Oltre a questi, noi abbiamo il Libro di Daniele, una parte del Libro della Sapienza, che gli Ebrei non hanno. Poi ci sono i Libri Storici, i Libri Profetici e i Libri Sapienziali: questi ultimi sono i libri dedicati alla trasmissione della tradizione. Alcuni commentatori li definiscono “libri poetici”, riferendosi in particolare ai Salmi e al Cantico dei Cantici.

Il Cantico ha una struttura teatrale, poiché ci presenta l’interloquire tra un “lui” e una “lei”, anche se non sempre è facile individuare la distinzione tra i due protagonisti.
Non è un testo poetico, ma un canto nuziale, con un’ultima redazione che tende a proporre una riflessione sulla dinamica dell’amore.
La Chiesa delle origini, tra le letture della notte di Pasqua, inseriva anche il Cantico dei Cantici.
Nel testo ci sono vari personaggi, di cui i principali sono un “lui” e una “lei”, e viene presentato il loro rapporto amoroso senza parlare mai di legame matrimoniale. E’ per questo motivo che ha subìto anche la censura, in quanto considerato testo un po’ “sporcaccione”. Ceronetti ne fece una traduzione letterale, filologica, non da biblista. Fu un libro molto letto, che suscitò scalpore perché, laddove si nominano le parti genitali, Ceronetti non fa ricorso alle immagini simboliche che si ritrovano in altre traduzioni e che sono l’espressione della responsabilità della Chiesa per quanto riguarda la negazione del piacere sessuale.

Il valore del Cantico dei Cantici risiede nella volontà di trasmettere la tradizione dell’amore di coppia; in esso c’è la preoccupazione di statuire anche l’amore tra uomo e donna.

In altri passi della Bibbia si trovano indicazioni date all’uomo per come trovare moglie, anche se, in realtà, i matrimoni erano combinati, così come avviene nella maggior parte del mondo ancora oggi. Questo perché il progetto sociale era, e ancora lo è in certe realtà, più importante del progetto personale.
Anche nella società greca la moglie era scelta per avere figli e poi c’erano le Eteree o le prostitute. Non dimentichiamo poi, che in Italia, fino al 1958, la frequentazione del bordello faceva parte di una pedagogia alla vita, da cui i maschi passavano tranquillamente. E non solo in passato: qualche anno fa i Salesiani diffusero uno studio in cui si diceva che quasi un adolescente su cinque aveva fatto la prima esperienza sessuale con una prostituta.

Il Cantico è un elemento fondamentale di tipo pedagogico.

Inizia “1,1 Cantico dei Cantici, che è di Salomone”: tutti i passi poetico-culturali della Bibbia vengono ricondotti a Salomone, che era il secondo figlio di Davide e di Betzabea. Tutti i Salmi sono di Davide e ci sono arrivati privi delle musiche che, come i testi, erano opera di Davide stesso. L’egida di Salomone va intesa sia come trasmissione della tradizione -il Cantico passa il linguaggio dell’amore- sia come conferimento di sacralità a quel linguaggio.

Cantico dei Cantici: in latino, lingua in cui non esistevano le preposizioni come “dei”, l’espressione “dei Cantici” del genitivo, esprimeva il superlativo; come dire il più bello, il più importante, il cantico per eccellenza.

In alternativa a questa forma di superlativo si inseriva un rimando a Dio, come usiamo anche noi oggi, per esempio nell’espressione “è bello da dio”.
Il riferimento al divino è giusto un superlativo per indicare il sentimento umano più forte che possiamo sperimentare, oppure serve ad inserire la presenza di Dio nel rapporto amoroso: al capitolo 8,6, segnato come “epilogo”,in cui parla del sigillo, con riferimento al sigillo degli schiavi, c’è il passaggio “fiamma del Signore”, dove la definizione “del Signore” può essere interpretata come riferimento a Dio, oppure come superlativo in termini umani. Il riferimento al Signore intende sacralizzare il rapporto amoroso.

Dopo che don Andrea ci ha lasciato, è stata Augusta a guidare la riflessione.

Quello che ci viene proposto dalla Bibbia è un paradigma del rapporto amoroso. E un rapporto intimo è sacro in quanto tale. Il Cantico parla di un uomo e una donna che si amano. E questo, di fatto, è già sacro.

Quale amore propone Dio tra uomo e donna? Quale tipo di rapporto ha pensato? Il Cantico ci risponde: quello dell’eros, della tenerezza, della passione, della cura. Al di là delle varie declinazioni, un rapporto vissuto con onestà di per sé è sacro.

Il Cantico dei Cantici è stato interpretato in modi diversi e non è sempre stato letto in maniera uniforme. E’ stato interpretato anche in modo simbolico, considerandolo come l’espressione dell’amore di Dio per l’umanità oppure dell’amore tra Dio e la Chiesa. Oggi si preferisce la lettura letterale. Si è invitati, cioè, a leggere il testo senza spiegarlo, ad entrare in sintonia con esso per rivivere l’esperienza amorosa, se è già stata vissuta, oppure per scoprirla. In questo testo non c’è simbologia, come invece avviene per il testo di Osea. Infatti, quando viene riportata la storia di Osea che sposa la prostituta da cui viene tradito ma lui la perdona, immediatamente dopo, il testo parla di Israele che tradisce Dio, il quale però lo perdonerà. Qui l’interpretazione simbolica e allegorica è obbligata. Nel primo capitolo si parla del matrimonio tra Osea e la prostituta poi, per tutti gli altri capitoli, si parla di Israele, delle sue colpe, i suoi tradimenti, le sue iniquità, e al quattordicesimo capitolo Dio perdona Israele. Il testo di Osea viene quindi letto come elemento del perdono e della misericordia, che rimanda al perdono e alla misericordia di Dio nei confronti di Israele, ma viene letto anche come insegnamento nel rapporto di coppia. Nel Cantico dei Cantici, manca l’aspetto simbolico e allegorico, si parla semplicemente di “io” e “tu”; non è richiesta nessuna interpretazione.
Qualcuno individua uno sviluppo narrativo, molti invece affermano che sono canti messi uno accanto all’altro.

Nel cap.4, 1-6 l’amante si sofferma sulla descrizione dei tratti del volto dell’amata: è lo sguardo sulla donna, mentre nel 5,10-16 è lo sguardo dell’amata sul corpo di lui. Ma nel Cantico dei Cantici non ci sono soltanto momenti belli e positivi: in 5,2-8 si parla di difficoltà e di smarrimento. E non ci sono soltanto i due amanti, ma anche la voce corale, come nei capitoli 5,9 e 6,1.

Che effetto ci fa questo linguaggio? Ha un valore poetico altissimo, troviamo una grande ricchezza di particolari, è un linguaggio molto efficace, a volte anche troppo abbondante, per chi, come noi Toscani, è molto essenziale nell’esprimersi. Ci troviamo di fronte ad un linguaggio ridondante e ricco che ci investe e ci aiuta a rivivere momenti vissuti. E’ una gioia estrema. Ricorda l’amore giovanile, la passione della gioventù. E se non abbiamo vissuto momenti simili ci troviamo a pensare che sarebbe bello che qualcuno dicesse le stesse cose di noi.
La potenzialità che una persona prova al momento dell’innamoramento è energia sacra, come sacro è il sesso.

Noi Cristiani abbiamo la responsabilità, in quanto coppie, di trasmettere serenità e amore, in un mondo in cui non c’è attenzione, non c’è godimento, corteggiamento, ma spesso solo volontà di conquista.
Oggi è molto difficile aiutare i giovani a capire la sacralità del rapporto e sta a noi testimoniare questa armonia e questa sacralità. I figli di coppie disarmoniche non hanno gli esempi, vivono in una dimensione di dolore e non hanno strumenti interiori per sperimentare l’armonia. Quando si parla ai bambini della creazione, loro esprimono stupore, meraviglia: ciò che manca nel mondo più adulto. Sta a noi Cristiani il compito di trasmettere questa meraviglia e questa gioia, in particolare all’interno della coppia.

Il prossimo incontro prevede l’avvio della riflessione, come di consueto guidata da Giovanna Devoto, sui nuovi temi di quest’anno che riguardano l’umanizzazione di Dio. Affronteremo quindi la lettura del Vangelo alla luce del tema “Ecce homo” di Pilato: Gesù lapidato e condannato che viene presentato come l’Uomo. L’obiettivo è ripensare a Gesù in quanto uomo.

ATTENZIONE: A partire dal prossimo incontro, che si terrà sabato 15