13 ott 2018 :: Gruppo Adulti :: promemoria dell’incontro

Verbale del 13 ottobre 2018

Presenti: Giovanna, Francesca, Ubaldo, Mauro, Maria Teresa, Augusta, don Andrea, Laura, Marisa, Carla, Franco, Laura, Cristina.

Prima di affrontare il programma di lavoro del prossimo anno, prendiamo in considerazione il fatto che il passato ciclo di incontri non è stato concluso, pertanto si decide che la riunione di novembre sarà dedicata all’ultimo intervento. Nel frattempo, però, approfittiamo della presenza di don Andrea, perché ci dia il suo contributo su questo argomento, che riguardava il rapporto uomo-donna.

Occorre partire dal libro della Genesi, che non è il libro più antico, ma risale ad un periodo vicino a Gesù (i libri più antichi sono quelli delle Cronache). E’ un testo scritto dopo la cattività in Egitto, quando il popolo torna in Israele, ricco anche di idee nuove, essendo stato a contatto con una cultura diversa. Infatti, molte idee che ritroviamo nella Genesi sono il risultato di un confronto con altre realtà, benché la sintesi sia personale. Genesi, inoltre, è il primo testo ad avere l'unicità di Dio. Le altre culture del tempo non possono avere influenzato su questo aspetto, è stata una rivelazione esterna: Dio si è rivelato ad Abramo e così facendo si è affermata l’unicità.

Maschio e femmina sono unità, come immagine dell’unicità di Dio. La Genesi non è, infatti, il racconto di come sia nato il mondo in senso storico, è una rappresentazione del mondo, data da chi ha scritto il libro. Gli autori sono diversi, e chi ha scritto Genesi riflette su ciò che le cose sono nel loro significato.

Il testo della creazione dell’uomo e della donna ha passaggi fondativi inaspettati.

Alla fine del sesto giorno si crea l’essere umano, in maschio e femmina, e poi, subito dopo, Dio crea il settimo giorno, il sabato, il giorno del riposo.
Fino ad allora, nelle altre culture, non c’era il giorno di riposo. Gli Ebrei identificano e reinventano il tempo con conseguenze sociali importanti, tanto più che neanche lo schiavo deve lavorare!

Il racconto successivo è quello dell’impasto di fango da cui Dio crea l’uomo.
Si tratta di strutture simboliche: nella frase “E Dio creò l'uomo” si intende che creò l'umano; infatti poi dice “uomo e donna lo creò”
Neanche Dio è di genere maschile, poiché l’umano è diviso in femminile e maschile, ma è la loro unione che dà l’immagine di Dio.

Nella tradizione profetica, quando si parla di relazione umanità-Dio, si parla di matrimonio e Dio.
Il “Cantico dei Cantici”invece parla di maschio e femmina, è un canto d’amore non legato al matrimonio, con chiari riferimenti alla passione e alla sessualità, anche se una certa interpretazione vede nei due personaggi il rapporto tra Dio e la Chiesa.

“Non è bene che l’uomo sia solo….Voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” ci presenta la necessità di rispecchiarsi nell’altro genere: non puoi conoscere il tuo maschile se non ti confronti con il femminile e viceversa, così come teorizzato da Jung nella componente Animus della donna e Anima dell’uomo.
Ciò non significa, tuttavia, eliminare i generi.
Il passaggio in cui si dice che Dio creò la donna dalla costola di Adamo è stato oggetto di grandi discussioni, ma l’interpretazione ebraica fa riferimento alla parte centrale del corpo: come il corpo è speculare e simmetrico, così è il rapporto tra uomo e donna.
Il fatto poi che la donna sia stata creata dopo l’uomo è indice di superiorità, perché l’evoluzione procede in senso progressivo. Inoltre l’identità ebraica si basa sulla linearità matriarcale, la madre è la certezza di appartenenza etnica: se sei figlio di Ebreo e non conosci la madre sei libero di decidere personalmente; se sei figlio di madre ebrea sei giuridicamente ebreo.
Quando l’uomo dice : “…è ossa delle mie ossa e carne della mia carne…” riconosce nella donna una stessa identità, che è, sì, diversità fisica, ma tessitura comune, quindi piano dell’uguaglianza. A rafforzamento di questo, l’uomo dice che si chiamerà “donna”, in ebraico “Isha”, cioè “uomo” – “Ish” con una lettera aggiunta: stesso nome, stessa identità, stessa dignità, con un piccolo elemento di differenza.

E poi ancora: “…l’uomo lascerà suo padre, si unirà a sua moglie e saranno una sola carne”. Con questo passaggio si manifesta la necessità di lasciare, di separarsi dalla generazione precedente per costruire un’altra storia.

Il messaggio di Dio, però, entra in una cultura già esistente e quindi l’interpretazione è legata allo schema vigente. Da qui l’affermazione della superiorità maschile rispetto alla donna, dovuta al fatto che lei è nata dall’uomo.
Noi invece interpretiamo nei termini della reciprocità.

Successivamente, il gruppo mette a punto il lavoro del nuovo anno e il relativo
calendario.

Viene suggerito che gli incontri potrebbero partire da un testo, da una lettura
su cui riflettere per evitare le generalizzazioni che inevitabilmente emergono
quando ci si affida ad interventi estemporanei. Inoltre, gli argomenti affrontati
dovrebbero avere un maggior legame con il presente ed il futuro, di modo che
l’attualità possa apportare una maggiore partecipazione dei componenti del
gruppo.

Emerge, anche, la necessità di approfondire il significato dell’amore, dell’identità cristiana, del significato del dolore: tutti argomenti che riguardano il mondo in cui viviamo, che sia la scuola, il lavoro, la politica.

Il Tema individuato è:

“L’umanizzazione di Dio: Vita umana di Gesù. Sentimenti e emozioni di Gesù”.

Con il seguente calendario:
10 Novembre
15 Dicembre
12 Gennaio
9 Febbraio
16 Marzo
6 Aprile
11 Maggio

sempre alle ore 15,30