10 mar 2018 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

Incontro n 5 del 10 marzo 2018

Presenti: Gabriella, Gabriele, Maria Teresa, Giovanna, Franco, Mauro, Francesca, Laura, Claudio, Ubaldo, Domenica, Cristina.

Riallacciandosi agli incontri precedenti, viene proposto di sviluppare il lato laico dell’Enciclica, per quanto riguarda il concetto di ecologia: lo stare insieme non è appannaggio del cristiano ed è emersa l’esigenza di riflettere su questo aspetto.
Pur riconoscendo la validità di questa affermazione, viene tuttavia da domandarsi come possa scattare, in un laico, la capacità di entrare in relazione con persone di cui, istintivamente, abbiamo paura, come nel caso degli stranieri, i rifugiati, i disagiati psichici. Vediamo, infatti, che anche chi è pagato per entrare in contatto con questo “altro mondo” perché lo fa di mestiere, spesso incontra problemi a relazionarsi, e la formazione degli operatori non è un lavoro facile.
Rieditare noi stessi non è comunque, né per forza, un fatto religioso e anche la coscienza laica chiede di riformulare il bene comune. Ogni singolo individuo ha il compito e l’obbligo di rifondare la relazione umana. Ma siamo sicuri che insegnanti, operatori sociali, medici, educatori e volontari siano tutti pronti a rivedere il proprio ruolo?

Se noi crediamo veramente che stiamo vivendo un periodo storico il cui dio è il denaro, la sopraffazione, l’ingiustizia, allora dobbiamo trovare modalità diverse di vita e di comportamento.
Cristiani e laici. Certe posizioni possono essere comuni tra laici, cristiani, musulmani, o appartenenti ad altre religioni.

Alla domanda di chi intendiamo per “laico” si è data la seguente definizione: colui che considera superfluo un dio; colui che crede solo nell’uomo; colui che crede nell’equità, nel rapporto tra gli uomini, senza una paternità spirituale.
Molti, peraltro, affermano di non credere in Dio, ma si comportano e vivono come autentici cristiani. E al contrario: quanti cristiani sono realmente cristiani nei loro comportamento e non piuttosto laici? Non si tratta di giudicare o di stabilire posizioni di superiorità o d’inferiorità. Si tratta di prospettiva diversa.

Riascoltiamo il discorso della montagna: lì c’è tutto il cambiamento che dobbiamo operare.

Un’altra riflessione importante è quella che riguarda la necessità di osservare innanzitutto il mistero del male che c’è anche dentro di noi, per poter poi fare una rivoluzione globale.

Il discorso è caduto sull’episodio del tizio che ha sparato al nero sul ponte Vespucci. Ci sentiamo responsabili di ciò che è successo? C’è una responsabilità da parte della società sulla sua decisione di suicidarsi? Sicuramente quell’intenzione dimostra la sua enorme solitudine. E la cosa terribile è che non avesse nessuno con cui condividere l’insopportabilità della vita.

C’è chi attraversa questa vita senza consapevolezza e non percepisce l’insopportabilità della vita.

Il suicidio può essere gesto di estrema sofferenza, ma può anche essere gesto di potenza, di intoccabilità, come nel caso dei gerarchi nazisti, quando hanno scelto la morte per sfuggire al giudizio dei tribunali.

Tornando al nero che è stato ucciso, proviamo a ribaltare la situazione: un nero in difficoltà o “fuori di testa” che spara sei colpi su un bianco. Avremmo avuto la città in rivolta.

Di fronte ai migranti la gente si domanda e cerca di capire la sofferenza che c’è dietro ogni singolo individuo? Noi possiamo fare solo piccole cose, questo non si discute. Ma è inquietante l’abisso che c’è tra ciò che viviamo e ciò di cui abbiamo consapevolezza.

“Essere idealista significa camminare nelle nuvole. Essere realista significa camminare nel fango” (da “La casa rossa” di George Agnew Chamberlain) .

Quando si entra nel fango dobbiamo capire quanto questo fango ci scandalizzi e quanto ne siamo consapevoli. Anche in situazioni meno eclatanti come per esempio sul posto di lavoro, quando assistiamo alle umiliazioni, alle derisioni o al disprezzo di cui sono oggetto le “categorie protette”, talvolta messe in condizione di doversene andare.

Tra le nuvole e il fango può esserci una terza via: la superficie? No, non è possibile: dobbiamo sporcarci le mani. Ciò significa essere consapevoli ed assumersi delle responsabilità.

Ciascuno di noi vive sicuramente molte contraddizioni nei confronti del binomio Bene/Male, ma è giunto il momento di decidere qual è il Bene e stare dalla sua parte. Per non sentirci complici dobbiamo stabilire da che parte stare, dobbiamo decidere come poter esprimere la nostra capacità di amare. Bisogna schierarsi. Per non sentirsi in colpa.

Riprendendo l’immagine della Chiesa come porta delle pecore, se c’è il Dio della misericordia, la misericordia entra nel mondo. Allora i genocidi, le distruzioni, le iniquità possono essere evitate. Allora i popoli si mescoleranno e diventeranno una sola unità. Allora verranno fatte le riforme e il denaro non sarà il solo a comandare. Il diritto riprenderà il suo primato sul potere e sull’economia, e nulla sarà più come prima.

Così il tempo nuovo può venire ed essere quello presente.

Se le cose stanno così è legittimo dire che la svolta profetica del pontificato può essere il varco che apre su una nuova fase della storia della salvezza e, perciò, della storia del mondo. Può essere quella porta attraverso cui si passa tutti insieme, a cominciare dai poveri, per entrare nell’epoca nuova. Potremmo chiamarla la “porta delle pecore” ricordando il Vangelo.

Questo discorso può sembrare troppo gratificante ed è criticabile come troppo ottimistico, ma ricordiamo che i profeti raccontavano i loro sogni di pace (Geremia 23-27) e profetizzavano secondo i loro desideri di pace e la pace non c’era (Ezechiele 13-10).

Come si fa a vedere tutto ciò che non va bene e continuare a parlare di speranza? La risposta la troviamo in S. Paolo : “spes contra spem” (“speranza contro ogni speranza”, fede indistruttibile in un futuro migliore. Motto ripreso da Giorgio La Pira per intendere “osare ciò che non è osabile”).

La speranza è in ognuno di noi, è nelle nostre mani.

Occorre continuare a seminare gli olivi anche se non vedremo l’olio.

Prossimo incontro il 14 aprile con il nuovo argomento “Metterò inimicizia tra te e la donna”.