14 apr 2018 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

Incontro n. 6 del 14 aprile 2018

Presenti: Giovanna, Franco, Carlo, Gabriele, Francesca, Ubaldo, Carla, Augusta, Claudio, Mauro, Laura, Maria Teresa, Laura, Barbara, Marisa, Marzia, Cristina.

Abbiamo iniziato l’incontro con la lettura di Genesi 13-23 e 26-21, dove si passa da una realtà di perfezione alla condizione umana, determinata dall’errore. Adamo ed Eva volevano diventare arbitri del Bene e del Male; volevano sostituirsi a Dio ed essere simili a Lui.

L’attenzione viene catturata dalla frase “….ma l’uomo ti dominerà”, rivolta ad Eva, che sembra giustificare il rapporto non paritario, talvolta di sudditanza, che si riscontra tra l’uomo e la donna. Rapporto squilibrato, in cui la donna può arrivare ad essere contenta di essere dominata, anche se sente che non sta bene.
Perché da un incontro d’amore si può diventare nemici? Perché l’uomo cercherà di dominare la donna.

Il messaggio sembra essere incentrato sull’obbedienza e chi non è obbediente viene cacciato.

Una considerazione spontanea è quella che, se Adamo è stato un bischero a mangiare la mela dietro suggerimento della donna, è pur vero che le cose sarebbero andate diversamente, se la donna non lo avesse tentato.

La questione in realtà è molto importante, perché la nascita dell’inimicizia tra l’uomo e la donna ci pone di fronte alla scelta tra il Bene e il Male, e ci impone livelli diversi di riflessione.

Il primo uomo e la prima donna avevano alle spalle solo Dio; noi, pur essendo ad immagine e somiglianza di Dio, a causa della caduta avvenuta con il peccato originale, non portiamo dentro di noi soltanto l’immagine della perfezione, della gioia e della bellezza, ma, tramite la consapevolezza e la conoscenza, abbiamo conosciuto anche il Male.
A livello storico-educativo ciò ha comportato la paura dell’Inferno e del peccato perché preclude l’entrata in Paradiso; a livello personale e psicologico si è inserito nel rapporto con l’altro sesso.

La cultura della non-sudditanza e delle pari opportunità ha comportato dei cambiamenti all’interno di questa relazione. A partire dall’uomo: da immagine della forza e della solidità è diventato, ai giorni nostri, fragile, bisognoso di coccole, di sostegno, di essere considerato, e manifesta una grande nostalgia del passato potere. La donna, che ha naturalmente la capacità di accogliere, deve saper accogliere queste difficoltà.
La donna, da parte sua, essendosi affrancata dall’uomo, non vuole né dominio né sudditanza, ma parità di considerazione e di soddisfazione dei bisogni.

Amare significa prendersi cura, farsi carico; significa tenerezza, accoglienza. Se la donna ha questi sentimenti, è in grado di fronteggiare quella che sembra la maledizione della Genesi.

Va tenuto conto che la Genesi è la rappresentazione simbolica della realtà del tempo. Non c’è maledizione da parte di Dio. E’ il contrario: la scrittura della Genesi serve a spiegare la relazione tra uomo e donna di quell’epoca. La Bibbia è stata scritta in tempi in cui vigeva il patriarcato e la dominazione dell’uomo sulla donna. Noi dobbiamo pensare ad oggi e domandarci qual è per noi il significato di prendersi cura, amarsi reciprocamente, tra uomo e donna.

L’uomo dei nostri giorni spesso pensa di essere nato in un periodo sbagliato; si ritrova senza modelli di comportamento da assumere nei confronti della donna, adatti alla situazione attuale: una donna che vuole essere superiore, che vuole dominare, che vuol far fare agli uomini cose che non hanno mai fatto, come pulire e occuparsi della casa. Una donna che si presenta seducente, vestita in modo provocante e che gli uomini non sono pronti ad affrontare con naturalezza. L’uomo sente il bisogno di conoscere meglio la donna e di attrezzarsi di maggiori competenze per relazionarsi a lei.
L’uomo riconosce di essere “un modello base” e chiede alla donna di fare lo sforzo di capire le sue difficoltà.

Se è pur vero che in alcuni casi la donna si presenta in maniera eccessivamente provocatoria, non si può però accusare la minigonna o la scollatura per giustificare comportamenti primitivi.

Adamo ed Eva non avevano modelli. Il primo uomo e la prima donna sono stati creati per non essere soli. La mancanza di relazione è la condizione che porta alla solitudine. Relazione vuol dire scambio, restituzione di bene, di situazioni piacevoli.
Quando sono caduti dal Paradiso Terrestre è iniziata la fatica del vivere: il lavoro, il parto.
Noi siamo immersi nella fatica del vivere e l’unico momento importante è la relazione d’amore, che è il contrario dell’inimicizia. L’amore non ha a che fare con la concupiscenza. Il discorso amoroso parte dall’attrazione fisica, che è un fatto fisico ma anche psicologico. La parte corporea ci fa percepire che cosa è la bellezza dell’amore. Noi tocchiamo l’apice dell’estasi nell’abbandono fisico e nella fusione con l’altro, che trova il suo coronamento nella procreazione.

Le differenze di trattamento e di considerazione tra uomo e donna non sono giustificate, perché siamo genere umano, siamo uguali.
In realtà no, non siamo uguali, siamo diversi; uguali per diritti e doveri. Ma non siamo uguali, siamo complementari. Ciò significa che abbiamo bisogno degli altri. Se non abbiamo bisogno degli altri vuol dire che siamo incentrati solo su noi stessi.

Dobbiamo essere sinceri e spietati con se stessi e guardare i propri errori. E’ questione di conoscersi.

Per quanto riguarda la donna, lei non deve essere né più brava, né più intelligente, né più competente. Quando c’è un “più” sorge il problema dell’antagonismo.
Invece, nel confronto con la donna, l’uomo può riuscire a capire meglio se stesso. Purtroppo, non sempre l’uomo è disposto a conoscere l’altro e a mettersi in discussione.

L’amore determina equilibri diversi e l’idea di stare insieme prevede un obiettivo comune. Le difficoltà sorgono quando veniamo messi in discussione, ma le difficoltà si superano con l’atto d’amore.

Cos’è l’amore?

Ciascuno di noi ne ha un’immagine diversa: è pazienza, disponibilità, comprensione, alchimia magica di sentimento, non è razionale e non possiamo provarlo per tutti, non si raggiunge con stratagemmi, è dare senza chiedere nulla in cambio, è la capacità di consentire all’altro di essere se stesso e di sviluppare le sue potenzialità, è rispetto, è un darsi reciproco, è un dono, è un dare, è specchiarsi negli occhi dell’altro, è un sentimento pieno di tante cose: accoglienza, rispetto, attenzione, tenerezza e l’altro ti sta a cuore nel suo benessere, nel suo esserci; è il sentimento con obiettivi e direzioni comuni; è un’utopia; non è solo rispetto, pazienza: questi sono accorgimenti per fare andare avanti il rapporto, ci vuole la passione; l’amore è grande energia, dono, incontro. La misura dell’amore è di non avere nessuna misura. Una parola che si avvicina all’amore è “amicizia”, ma nell’amore ci vuole passione, elettricità non ragionata.

Quando provi amore per un’altra persona perdi le tue capacità di difesa, sei più vulnerabile. L’altro, se vuole, ha la possibilità di farti male.

Ma Adamo era innamorato di Eva? Sì perché Eva era parte di lui e la sentiva parte di sé. Se c’è questo amore tra Adamo ed Eva è un legame tra due prescelti, come tra altre coppie che vivono un paradiso terrestre, un rapporto dove tutto fila liscio. Il nucleo fondante è appartenersi, percepire la presenza dell’altro nella propria vita.
Una delle componenti dell’amore è l’intimità spirituale, la complicità, la condivisione, il dialogo, l’amicizia.

Perché, allora, c’è lo stigma dell’inimicizia?