13 gen 2018 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

Presenti: Giovanna, Laura, Laura, Claudio, Barbara, Marisa, Mauro, Cristina, Maria Teresa, Carla.

Riprendendo il termine “stupore” usato nel corso dell’ultima riunione riferito a situazioni negative, abbiamo considerato che, però, ha anche un’accezione positiva, e siamo giunti alla conclusione che, se abbiamo ancora la capacità di stupirci di fronte alla creazione, allora significa che abbiamo anche la capacità di meravigliarci.

La volta scorsa abbiamo detto che Dio ci sorprende perché strappa le regole.
Il Dio che sorprende è il Dio annunciato da Papa Francesco, il quale ha parlato del Dio delle novità, del Dio delle sorprese. Ciò che Francesco ha scritto nell’Enciclica, (e non solo: tutto il suo “stile”) è diverso rispetto agli altri Papi. Il suo percorso di vita, e la terra in cui ha vissuto, fanno di lui un innovatore.

Eravamo abituati a un Dio predicato per inerzia, o a un Dio demiurgo onnipotente che risolve tutti i problemi, oppure a un Dio che però permette anche il male, o ancora a un Dio che chiede il valore del sacrificio, del fioretto, (quanti fioretti nella nostra infanzia!), del voto: un Dio dello scambio, un Dio che dà regole, punisce, proibisce, che manda all’inferno, per non parlare del Limbo. Negli anni, tutto ciò ha generato una serie di Encicliche e in noi una fede arida. Si andava avanti per inerzia. Non pensavamo più al Dio delle sorprese, almeno da quando è stato messo a tacere il Concilio. Per questo sembrava che la Chiesa fosse diventata tetra e la fede esaurita come l’acqua di una sorgente diventata arida.

“Laudato si’” è un’Enciclica che spiazza, perché non è di tipo precettistico: non dà regole.
Il Papa si rivolge a tutti: credenti, non credenti e seguaci delle altre religioni, e, dal punto di vista del “fare”, ha cercato di indicare dei limiti che occorre non oltrepassare per poter arrestare il degrado e le ingiustizie. Si è preso il carico della realtà attuale ed ha avuto il coraggio di dire la verità su come stanno le cose.
Ci viene da pensare che lui sia più illuminato da Dio rispetto agli altri Papi, (o forse lui lo ascolta di più). E’ vero che è arrivato al momento giusto, in un tempo in cui queste cose si possono dire, però è altrettanto vero che lui si è sempre “contaminato”, stando a contatto con gli esclusi e i poveri, quando andava nelle terribili periferie della sua città.
Inoltre, lui si sente veramente parte del Creato e la scelta del nome Francesco lo sta a dimostrare. Gli altri Papi erano più lontani dalla realtà della gente, per estrazione sociale e per interessi, ad eccezione di Giovanni XXIII.

La Curia fa resistenza alla novità di Francesco. Da qui la solitudine istituzionale del Papa e l’astio nei suoi confronti che arriva a tacciarlo di eretico.

Questa Enciclica però solleva in qualcuno di noi considerazioni contrapposte: in fondo affronta temi conosciuti, che non si scoprono con Francesco e di cui lo stesso don Andrea ci ha più volte detto. Viene certo riconosciuta la novità di non essere un discorso tra confratelli, ma tra fratelli, cioè tra tutti gli uomini, però, proprio in riferimento a questo, e guardandosi intorno, la domanda è immediata: che cosa ha comportato come conseguenze? E’ successo qualcosa con la sua pubblicazione? Verrebbe da rispondere di no, visto che la prima potenza mondiale ha detto che non le interessa. E’ vero che quello degli USA potrebbe essere l’ultimo rigurgito di un’ottica sbagliata, ma viene da domandarsi: questa Enciclica ha lasciato un segno? E’ servita a qualcosa? Anche senza andare a vedere la reazione dei capi di Stato, i comportamenti dei singoli, comuni individui sono in gran parte lontani da questa Enciclica, nei gesti quotidiani e queste riflessioni generano un certo sconforto.

“Laudato si’” non è un vademecum, ma presenta un punto fondamentale: il recupero dello scarto. Negli oggetti come nelle persone. Il messaggio è: prendersi a cuore tutti e tutto, e avere consapevolezza.

A parole, tutti capiscono che l’ambiente è in grandissimo degrado e che così non si può andare avanti, ma, di fatto, siamo di fronte ad una grande maggioranza di persone totalmente indifferenti.

La posizione di Papa Francesco è quella di un profeta. La svolta è messianica e profetica: il nesso ambiente-uomo è focale.

La politica è morta, le ideologie finite e lo Spirito Santo sembra muto. Questa situazione è messa in chiaro dalla presentazione catastrofica di Francesco.
Così ci domandiamo: e ora che facciamo? Semplice: l’umanità deve cambiare o è la catastrofe.

Noi crediamo in un Dio che ci fa passare di sorpresa in sorpresa e ad ognuna di queste sorprese, come abbiamo visto nella Bibbia, corrisponde una nuova fase della storia della salvezza. Dio appare nella storia e cambia la storia degli uomini.
Come ciò può accadere? Perché la conoscenza di Dio è inesauribile. C’è sempre un Dio inedito che attende di essere pubblicato. Ci sono sempre nuove edizioni dell’unico Dio e, man mano che il Dio inedito diventa edito, gli uomini progrediscono nel faccia a faccia con lui. Diceva Papa Giovanni:”Non è Dio che cambia, ma siamo noi che cominciamo a conoscerlo meglio. Quello che muta è la nostra percezione di Dio, la nostra capacità di accogliere la Sua offerta di vita”.
Ma se questo sta accadendo, è legittimo leggere il tempo di svolta che stiamo vivendo come l’inizio di una nuova fase della storia della salvezza: siamo in un’epoca di cambiamento o, meglio, in un cambiamento di epoca?

Padre Balducci diceva che bisognava “forzare l’aurora a nascere. Il mondo così non può continuare, perché l’avvento di questo tempo nuovo è una questione di vita o di morte”.
La profezia o la speranza era,per padre Balducci, che a prendere in mano questo passaggio d’epoca fosse un uomo nuovo: l’uomo planetario, l’uomo inedito.

L’uomo planetario.
E’ colui che non può più pensare di essere abitante solo del suo paese, ma capisce che è abitante del pianeta.
Purtroppo, a dispetto del concetto di “villaggio globale” di cui tutti comunemente parliamo, sono presenti, e permangono, molti individualismi. Si va a lavorare in giro per il mondo solo perché là c’è lavoro, là si sta meglio, e non per consapevolezza del senso di unitarietà.
Vogliamo certo vedere piccoli passi positivi, come la decisione della Toyota e della Volvo di non produrre più vetture con motore diesel, ma questo non affievolisce il male massimo, come il genocidio dei migranti e l’idolatria del denaro.

L’uomo inedito.
Se noi pensiamo a ciò che è edito, pubblicato, ci rendiamo conto che è un mondo che non ci convince. L’uomo sente l’angoscia della catastrofe e cerca di formulare un’ipotesi di un mondo diverso. L’uomo inedito è colui che scopre dentro di sé le possibilità per realizzare questo mondo diverso.

La speranza di Balducci non si è ancora realizzata e, anzi, l’uomo già edito è precipitato nell’oscurantismo, nella guerra, nelle forme sopraffattrici del passato. Guardando infatti l’edizione del secolo scorso, vediamo che il ’900 è stato caratterizzato dalle guerre e dall’olocausto. Adesso dobbiamo imparare a conoscere meglio Dio, a darne una nuova edizione e domandarci se possiamo salvarci (in senso cristiano) se non rispondiamo al gemito del mondo che noi stessi abbiamo sfigurato.

Prendiamo i migranti. I sentimenti al loro riguardo sono contrastanti.
E’ sufficiente dar loro da mangiare, da dormire e da vestire? No. Come non basta a noi mangiare, dormire e vestirci, non può bastare neanche a loro.
Basta l’euro del carrello? No, ma se non glielo diamo significa che chiudiamo gli occhi e ci sentiamo in colpa, pur sapendo che non è l’euro che risolve la loro situazione e che la cosa fondamentale è ridare loro dignità. Quella moneta rappresenta però un gesto immediato di semplice solidarietà.
Sull’altro fronte si provano sentimenti opposti: ci fanno paura perché sono diversi, ci irritano perché stanno in giro a bighellonare, ci dà fastidio quando ci avvicinano per venderci qualcosa, siamo furiosi pensando che prendono i nostri posti di lavoro, le nostre case popolari. Sono tanti, sono troppi, potrebbero fare meno figli….
E’ un’immagine diffusa quella dell’”invasione” dei migranti, talmente tanti da sopraffarci. In realtà i richiedenti asilo in Italia sono 150.000. Nulla rispetto alla popolazione del nostro paese.

E’ spesso presente in ciascuno di noi Europei la presunzione che siano gli altri a doversi adattare o a doversi ridimensionare se non c’è abbondanza per tutti. Dovremmo invece considerare che messi tutti insieme sono alcuni miliardi più di noi e che, se decidono di arrabbiarsi sul serio, ci mettono noi a vivere nelle condizioni del terzo e quarto mondo. Questo da un punto di vista soltanto laico.

L’uomo inedito è invece colui che ripensa se stesso e cambia. E’ colui che ha una visione del creato e delle creature che coincide con lo sguardo di Gesù, in modo particolare verso gli emarginati, i più poveri, i derelitti, gli “scarti”.
Non diventeremo nuovi se non cambiamo noi per prima cosa. Poi dovremo insegnare ai nostri figli, e a tutti gli altri, l’accoglienza profonda, la presa in carico, il senso di giustizia allargato. Ci viene chiesta una riconversione interiore.

Gesù e Dio hanno preso su di loro il peccato e la croce. Anche noi dobbiamo prendere su di noi il peccato e la croce. Dio si è fatto uomo; non solo, è andato oltre: ha preso su di sé tutte le schifezze e tutto il peggio.
E noi, come possiamo stare tranquilli con la nostra coscienza cristiana di fronte alla catastrofe che si avvicina? Il nostro dovere di Cristiani è quello di accogliere coloro che sono in difficoltà. Noi adoriamo il Dio della misericordia, della partecipazione; il Dio del dono, che ci ama e che ci accetta, ma che ci invita e ci aiuta a cambiare, a mettersi in relazione con l’altro, a seguire il modello che per noi è Gesù: un Dio della misericordia e non della vendetta, un Dio che dona senza voler niente in cambio. Questo è il nostro modello.

Per il prossimo incontro finire di leggere l’Enciclica e portare le proprie riflessioni: “Letta l’Enciclica, preso atto e……..allora?”