10 feb 2018 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

Verbale n. 4 del 10 febbraio 2018

Presenti: Giovanna, Carla, Laura, Francesca, Maria Teresa, Ubaldo, Marisa, Claudio, Mauro, Cristina.

Riprendiamo di nuovo i due punti focali delle riunioni precedenti: “Dio ci sorprende” e “l’uomo inedito”. Sono due concetti importanti su cui vogliamo soffermarci ancora.

Nel primo caso constatiamo come Dio non sia statico e come lo scorrere della storia ci abbia messo in condizione di scoprire che Dio si manifesta e che coinvolge l’uomo nel Suo progetto di trasformazione. La risposta dell’uomo, però, non è immediata; l’uomo frappone resistenze come è stato per Mosè e il popolo che doveva seguirlo: da solo Mosè avrebbe attraversato il deserto in quattro giorni, ma la presenza di tutti gli altri ha comportato dubbi, battute d’arresto, deviazioni. I tempi dell’uomo sono diversi da quelli di Dio.
Dio quindi ci sorprende se ci affidiamo a Lui, se ci lasciamo andare e non opponiamo resistenza, se interiorizziamo questo concetto della sorpresa, se stiamo vigilanti, perché non sappiamo in anticipo cosa Dio voglia rivelarci, e quando. Ai giorni nostri è successo con Papa Francesco, perché nessuno si aspettava un papa così, al contempo profetico e messianico (messia significa salvatore).

La conoscenza e l’affidarsi a Dio passano attraverso la storia degli eventi, che dobbiamo saper leggere alla luce della fede.

E’ difficile affidarsi anche perché molti di noi sono stati abituati ad un Dio vendicativo, che punisce.
A prova di ciò troviamo molte rappresentazioni del giudizio universale con immagini terrificanti, come nella chiesetta di un’isola vicina a Venezia.

Venendo al concetto di “uomo inedito”, vediamo come non sia possibile rinnovarsi se non abbiamo capito il significato di “Dio inedito”. L’enciclica “Laudato si’” ci presenta la pubblicazione di un Dio diverso, appunto “inedito”, ridefinito. Per esempio, non più il Dio della vendetta, della guerra, della punizione.

Se consideriamo che l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio, dobbiamo prima capire chi sia Dio, per poi somigliargli.

Ogni edizione di Dio corrisponde ad una esigenza nuova, ad una domanda pressante, che erompe dal cuore dell’umanità ferita, in un dato momento della sua storia.

La sorpresa è un Dio della Misericordia. Come dicono le parole del Papa in apertura dell’Anno della Misericordia: “Un Dio che si fermasse alla giustizia non sarebbe neanche un Dio”. Il Dio edito da Papa Francesco è un Dio sempre primo nell’amore, che perdona sempre, che si scambia con l’uomo nel portare il peccato e la croce, che non sceglie fra eletti e non eletti, ma elegge tutti, di qualsiasi cultura e religione; un Dio che non sta dietro la porta del santuario ma esce per essere incontrato “in spirito e in verità”. Il Dio del dono senza commercio, il Dio che non sta nella città sfavillante ma nelle vie dove il barbone muore, che non sta sulle motovedette ma sui barconi e sulle navi delle Ong che corrono a salvarli, anche a costo di infrangere le regole.

La realtà storica, sociale e culturale in cui viviamo ci fa paura. Non ci sono più valori né ideologie, i politici non rappresentano una guida di cui fidarsi.
Ci siamo chiesti cosa ci faccia paura: ci fa paura la possibilità di una nuova dittatura, di una politica che non è al servizio del bene comune; ci fa paura che sia sempre la cattiveria ad emergere, o la guerra e la violenza; ci fa paura il sistema non basato sull’equità, ma solo sul denaro, un sistema che consuma le risorse per il proprio profitto, che crea conflitti; ci fanno paura l’individualismo, l’egoismo e la volontà di affossare la speranza; ci fa paura il disfattismo; ci fanno paura la logica del profitto, l’indifferenza e l’incapacità di promuovere con entusiasmo soluzioni positive; ci fa paura la mancanza di empatia e ci fa paura la paura della paura.

Ci siamo poi chiesti che cosa faremmo noi, se avessimo in mano il potere e quali dovrebbero essere i motori della gestione della cosa pubblica. Ecco qua: fiducia, speranza, empatia, amore, passione, conoscenza dei bisogni dell’altro e relativa presa in carico, giustizia e rispetto, equità, uso delle tecnologie a favore di tutti, coerenza.

Per avere un futuro, la Chiesa deve aprire un tempo diverso, un tempo in cui si annuncia l’amore, la solidarietà…. Questa è la Chiesa di Papa Francesco. Di conseguenza devono cambiare il Catechismo, con una maggiore lettura del Vangelo, e una certa liturgia tradizionale.

E’ stato inoltre segnalato il sito “Chiesa di tutti, chiesa dei poveri” in cui si parla del genocidio dei nostri giorni di chi fugge dalla guerra, dalla violenza, dalla fame, dallo sfruttamento, dalla miseria. Se siamo in grado di condannare il genocidio, allora la Misericordia entra nel mondo. Se ci crediamo, e ci adoperiamo per questo, daremo vita a donne e uomini nuovi, che assomigliano a ciò che Dio vede in noi.

Sarebbe importante che tutti i Cristiani si mettessero insieme per annunciare la condanna di questo stato di cose e esprimessero la loro paura e il loro sentimento di impotenza: è importante fermarsi e dare un nome alle cose, perché è soltanto da lì che si può poi partire. Dobbiamo prendere in mano il Vangelo e proclamare il mistero del Male, ciò che S. Paolo chiama “anomia”, cioè “senza legge”, che è poi anche l’Anticristo.

Gesù dice: “Io sono la porta”. Questa Chiesa, questo modo di vivere il Vangelo da parte di Papa Francesco, forse è la porta, la speranza in un cambiamento.
Purtroppo Francesco non è la Chiesa nella sua totalità, e il timore c’è che, una volta morto Francesco – o messo in disparte – tutto torni come prima.

La catastrofe è imminente, ma dobbiamo sperare, anche se la speranza da sola non è sufficiente. Va infatti concretizzata con le azioni. Se la speranza è che noi diventiamo il più possibile simili a Dio, che si esprime attraverso Francesco e la nostra parrocchia, vedremo che i piccoli atteggiamenti moltiplicati per milioni di persone possono modificare il clima orrendo in cui viviamo. La speranza si riscopre nella coscienza personale dei gesti quotidiani, come per esempio alcuni impiegati di banca che si sono rifiutati di vendere prodotti che rientrano nella logica della morte. Noi possiamo agire solo nel piccolo: cercare di affrontare temi giganteschi equivale a non affrontare niente.

E’ fondamentale prendere coscienza di come vanno le cose, se vogliamo ritornare simili a Dio e se vogliamo essere uomini inediti.

Noi abbiamo come riferimento Gesù, che ha cercato di seminare un altro tipo di società. La nostra vita è al servizio di Gesù. Quelli che ci fanno paura sono l’Anticristo. Noi dobbiamo continuare il messaggio di Gesù, professando amore, giustizia, misericordia, solidarietà. Così facendo salveremo il mondo intorno a noi.
S. Paolo parla della forza di trattenere il male. In Papa Francesco e nella sua Chiesa c’è questa forza.
Se noi stiamo dalla parte degli ultimi e abbiamo misericordia, tenerezza, accoglienza, senso della giustizia, collaboriamo a trattenere il Male, a fermare la fine del mondo.