2 dic 2017 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

Verbale n.2 del 2 Dicembre 2017

Presenti: Giovanna, Franco, Ubaldo, Cristina, Laura, Barbara, Mauro, Claudio, Francesca, Carla, Maria Teresa, Laura, Marisa.

Abbiamo iniziato col rivedere gli argomenti scelti per questo anno di incontri e si è pensato di partire da quello che porta come titolo “Sensibilità laica o sensibilità religiosa? Essere nel mondo”, ma una breve riflessione ci ha portato a considerare che tre argomenti possono, insieme, prendere avvio dalla lettura dell’Enciclica “Laudato sii” (che peraltro nessuno ha ancora letto), in quanto essa tratta questi temi in maniera attuale e innovativa. Temi che toccano lo scenario politico e sociale.

Ci siamo soffermati a riflettere sulla fragilità della democrazia che caratterizza il nostro tempo e abbiamo considerato come la democrazia sia impegnativa, poiché richiede la partecipazione del popolo. Ma nel momento storico in cui stiamo vivendo, c’è la tendenza ad affidarsi ad una guida forte, oseremmo dire da regime. Molte storie sono consegnate a uomini forti dietro i quali si presentano democrazie che però non sono tali. Al contempo assistiamo ad un ripiegamento delle persone sui propri interessi: i cittadini assumono posizioni sempre più individualistiche, in difesa del proprio orticello, perdendo di vista un respiro di visione più ampia, e facendo sì che la parole più ricorrente di questi giorni sia “rancore”. Rancore perché, per la prima volta nella storia, le generazioni future staranno peggio delle precedenti; rancore perché i politici hanno operato in maniera scriteriata, arricchendosi e arrogandosi privilegi a scapito dei cittadini; rancore per le ingiustizie cui assistiamo quotidianamente…

A questo proposito abbiamo analizzato un episodio di esperienza personale.

Siamo sull’autobus alla fine di una giornata di lavoro e dall’Osmannoro si deve rientrare a Tavarnuzze. Ad una fermata l’autista spenge il motore e annuncia che non c’è il collega che lo deve sostituire, che comunque il suo turno è finito e che a lui non vengono pagati gli straordinari. Scende e se ne va lasciando le persone sull’autobus, inferocite e rancorose.

Ci siamo domandati cosa possiamo imparare da questa esperienza ed abbiamo capito che la presa di coscienza di una situazione, e un maggior senso critico, devono essere gli strumenti che sostituiscono il rancore, di cui ci alimentiamo senza però fare qualcosa. Occorre invece agire per tentare di orientare le cose in maniera diversa.

Bisogna andare oltre. Ma come si fa ad andare oltre?

Immaginiamoci la reazione di Dio, passeggero dell’autobus, di fronte al comportamento dell’autista. Sicuramente ha una reazione di sorpresa. Dio si sorprende e si aspetta che anche gli uomini si sorprendano. E, soprattutto, Dio si aspetta qualcosa di diverso dal rancore, dopo il momento di sorpresa. Si aspetta che gli uomini intervengano per modificare le cose.
Siamo di fronte all’autista vessato dal sistema che non paga gli straordinari; siamo di fronte ai cittadini vessati dal sistema che non funziona; c’è chi può chiamare la figlia per farsi venire a prendere e chi deve subire e rimanere lì, impotente.
Ci siamo domandati: che cosa avrebbero potuto fare i passeggeri, mettendo da parte il rancore e le soluzioni personalistiche?
Avrebbero, per esempio, potuto fare una colletta e pagare l’autista perché finisse la corsa, oppure avrebbero potuto mostrare solidarietà nei confronti dell’autista facendo una petizione da presentare all’Ataf e nel contempo chiedergli di portarli a destinazione.

Il passeggero cristiano, che guarda con gli occhi di Dio la realtà che sta vivendo, è consapevole della situazione e della consapevolezza degli altri? Non dobbiamo dimenticare di avere sensibilità di Cristiani e di essere chiamati a fare opera di sensibilizzazione e di presa di coscienza delle situazioni che viviamo. E ciò deve avvenire non solo nel nostro vissuto quotidiano, ma anche a dimensioni più ampie ed elevate.
La nostra Chiesa, secondo l’Enciclica, dovrà impegnarsi e lottare per il raggiungimento di quella che viene chiamata l’”ecologia integrale”, al fine di superare le disarmonie esistenti, dovute alle scelte determinate dal profitto e dalle leggi di mercato: consumo illimitato delle risorse, commercio delle armi, masse di migranti, nuove schiavitù, rappresentano la realtà che ci circonda.

Se vogliamo essere Cristiani attivi, pieni di speranza, fede e carità, dobbiamo avere capacità di discernimento, di lettura della realtà; dobbiamo essere in grado di seminare coscienza e consapevolezza per favorire la possibilità di un cambiamento.

Il cambiamento è sinonimo di novità e le novità vanno accolte per muoversi verso una progettualità diversa, sia nel fare che nel pensare, che ci permetta di sentirci ancora Cristiani.

Non è semplice fermarci alla sorpresa e allo stupore e non farsi prendere dalla rabbia e dal rancore. Lo stupore è una reazione personale di fronte al bene come al male. Lo stupore ci destabilizza. Ma dobbiamo fermarci allo stupore. Rimanere sorpresi e far sì che anche gli altri si sorprendano.

Queste riflessioni non sono prerogativa della sensibilità religiosa. Anche la sensibilità laica individua ciò che non va bene e ciò che non è giusto. Ma allora cos’è che non ha funzionato nella sinistra, che è dalla parte degli ultimi, dei poveri, dei diseredati, dei giovani, dei più deboli?
La sensibilità laica soffre della perdita di un’ideologia. I personalismi, le piccole correnti sono dovuti alla mancanza di ideali comuni. Spesso ci sono dei tecnici al servizio dei grossi industriali e della finanza, perché la base è stata persa di vista. Anche noi siamo confusi e non vediamo quali siano le priorità per ricostituire la sinistra. In questo momento non vediamo soluzioni e per questo siamo in sofferenza.
Però, siccome siamo anche religiosi, dobbiamo trovare punti di convergenza tra sensibilità laica e sensibilità religiosa, cercando le risposte nel Vangelo e nell’Antico Testamento.

Tornando al rancore, se prendiamo Isaia (9,18) leggiamo che per l’ira del Signore il paese brucia e nessuno ha pietà del proprio fratello. Ma in Luca (4,14-19) troviamo il passaggio in cui Gesù, dentro la Sinagoga, prende il rotolo del profeta Isaia e da questo legge il passo dove è scritto che il Signore lo ha mandato “per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi…”. Nel passo della lettura di Isaia manca la vendetta, l’ira, il rancore: Gesù sceglie di stare dalla parte degli ultimi.
Noi siamo prigionieri della nostra storia e ciechi perché non vediamo Dio che ci sorprende.
Dio ci sorprende creando Adamo ed Eva, ma soprattutto perché mette nell’uomo la Sua immagine e somiglianza e quindi ci consente di conoscere il Bene e il Male.
Dio ci sorprende permettendo a Noè di salvare gli animali e promette che non ci sarà più un diluvio.
Dio ci sorprende con Abramo, perché toglie l’ideologia del sacrificio e introduce la misericordia.
Dio ci sorprende con Mosè che porta via dalla schiavitù il popolo ebraico e lo conduce nella terra promessa.
E così via.
Se esaminiamo tutte le situazioni in cui Dio ci sorprende, vediamo che coincidono con i grandi cambiamenti, perché è un Dio che si muove, che cammina con noi. Però Dio è inedito: siamo noi che dobbiamo fare le edizioni di Dio.

Questo sarà l’argomento del prossimo incontro.
Leggere l’Enciclica “Laudato sii” e l’articolo su Primo Levi, come già indicato nell’incontro precedente.