10 nov 2017 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

Verbale n. 1 del 10 novembre 2017

Presenti: Giovanna, Laura, Augusta, Cristina, Ubaldo, Claudio, Barbara, Mauro, Maria Teresa, Laura, Francesca, Carla, Marisa.

Questo primo incontro aveva lo scopo di scegliere gli argomenti delle riunioni di questo anno e di stabilirne il calendario. Abbiamo quindi riletto ciò che avevamo proposto nell’incontro dell’8 giugno ed è stato deciso di lasciare da parte “Il vuoto mentale secondo la meditazione Zen”, perché richiederebbe un’eccessiva articolazione rispetto ai tempi che abbiamo a disposizione e ci obbligherebbe a trascurare le altre richieste di approfondimento.

Nei mesi che abbiamo di fronte affronteremo, quindi, i seguenti temi:
– “Un altro mondo è possibile? Il nuovo umanesimo per superare la modernità”
– “Sensibilità laica o sensibilità religiosa?Essere al mondo”
– “Le forme del conflitto: dall’ira funesta al perdono”
– “Metterò inimicizia tra te e la donna (Genesi) “.

Mentre riprendevamo gli argomenti, l’attenzione si è soffermata su quello che dice “Dall’ira funesta al perdono”. Partendo da esempi quotidiani che possono scatenare espressioni di ira o di aggressività, si è notata l’importanza di attivare il linguaggio emozionale: “quello che hai detto mi fa male”, “le tue parole mi feriscono”, “perché mi colpisci?”. Spesso invece ci teniamo dentro la mortificazione e il dolore, oppure reagiamo allo stesso modo: il nemico percuote e io restituisco i colpi, sempre a parole, con altrettanta rabbia. Si è notato, però, che mostrare le proprie emozioni, per esempio attraverso il pianto, può essere
stigmatizzato come segno di debolezza, in quanto donna. Il pianto suscita la considerazione “Guarda che donnicciola!”. Se esprimi il tuo dolore e i tuoi sentimenti con il pianto passi da cretina e non porti l’altro a modificare il suo atteggiamento.

Ci siamo allora chiesti se sia importante che l’altro si modifichi o se sia più importante che io cerchi di porgere l’altra guancia, perché così facendo modifico la mia modalità di reagire ai “ceffoni”, non per crearmi una protezione, ma per imparare a non essere buttata a terra ogni volta che mi trovo esposta all’ira di qualcuno.

Posso anche convincermi che non mi devo far ferire, ma è ugualmente un lavoro faticoso. Il conflitto comporta diminuzione di energia, esplosione di emozioni o tecniche per farsi scivolare di dosso le aggressioni. E’ comunque una fatica.

Ovviamente questi atteggiamenti aggressivi non hanno niente a che fare con l’amore. Chi ci è di fronte non ha la fede, né la speranza, né la carità, ma è posseduto dall’istinto e dai sentimenti primitivi. Ragione per cui chi ci fa del male non può capire. Noi non dobbiamo solo difenderci, ma anche seminare tenerezza, cura, amore. Essere liberi attraverso la verità e l’amore.

Che significa “verità”? Che significa “amore”?

L’amore è molto vicino all’”Affidarsi” e a “farsi carico”.

Crediamo davvero che Dio ci voglia bene e che ci conosca meglio e più di quanto noi vogliamo bene a noi stessi e ci conosciamo?
Essere amati da Dio significa che Lui ha delle premure nei nostri confronti in quanto è nostro padre e, di conseguenza, che abbiamo Gesù come fratello. Gesù è nostro fratello primogenito e nostro esempio, colui che ci ha rivelato cosa vuole Dio-Babbo da noi. Gesù è colui che toglie i peccati dal mondo (“tollere” in latino significa “prendere su di sé”).

Intorno a noi vediamo imperare la legge dell’ingiustizia, della mancanza di amore e di carità, e ci domandiamo cosa facciamo noi per cambiare questa realtà. Quale evoluzione c’è stata da 2000 anni a questa parte? L’esempio di Gesù ha portato cambiamento? Dove si vede, nella vita quotidiana, la presenza del Cristianesimo? Nonostante la venuta di Gesù siamo ancora, in buona parte, ai tempi antichi: 2017 anni fa Gesù muore e risorge, e noi siamo ancora a fare la guerra, a combattere gli uni contro gli altri.
Da un punto di vista laico e giuridico sicuramente dei passi sono stati fatti ed anche nella Chiesa cambiamenti significativi ci sono stati, se pensiamo ai Papi dei secoli passati e li confrontiamo con quelli più recenti e con Bergoglio in particolare. E’ però vero che viviamo in un momento storico difficilissimo e non sappiamo dove mettere le mani, perché siamo come Pietro: poveri, impauriti, pasticcioni, traditori. Ma siamo venuti al mondo perché voluti da Dio e la speranza è che il tempo maturi in senso buono l’umanità. Soprattutto bisogna essere consapevoli che si deve essere al mondo avendo un senso da dare alla propria vita: noi siamo fatti di gioie e di dolori e se dessimo importanza alle gioie e ai dolori conosceremmo il senso della nostra vita.

Esattamente cento anni fa, durante la rivoluzione russa dell’ottobre 1917, furono chiusi in una capsula biglietti contenenti i pensieri e le riflessioni che i rivoluzionari rivolgevano ai posteri. Uno di questi diceva: “Sono triste per voi, perché non avrete più le speranze che abbiamo noi, che dobbiamo costruire tutto, mentre voi avrete raggiunto tutto.”.

Noi siamo troppo immersi nel presente, con le difficoltà quotidiane, le notizie devastanti dei tg, i problemi enormi della politica, ma la storia che conta è quella che abbiamo alle spalle e quella che dobbiamo costruire. Vivere il proprio tempo è importante per accettare e viverne le sfide.
(Leggere l’Enciclica “Laudato sii” e l’articolo di Habermas su “Se questo è un uomo” di Primo Levi)

Calendario degli incontri 2017-2018
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