11 feb 2017 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

Verbale n. 5 dell’11 febbraio 2017 Gruppo adulti

Presenti: Maria Teresa, Giovanna, Laura, Francesca, Ubaldo, Franco, Laura, Marisa, Barbara, Mauro, Carla, Claudio, Cristina.

Seconda giornata dedicata alla comunicazione virtuale.

Dopo aver presentato i principali Social Network e le loro caratteristiche, Mauro illustra i possibili rischi (cyberbullismo, furto di identità, violazione della privacy, dipendenza da Social Network, perdita di contatto con il mondo reale, creazione di una nuova identità) e le opportunità che essi offrono (condivisione di conoscenze, materiale, opinioni; collaborazione fra studenti, insegnanti, gruppi di lavoro; utilizzo della multimedialità nelle scuole per svolgere le lezioni; conservazione di traccia nei canali informativi per fare ricerche; immediatezza e velocità nelle comunicazioni e nelle informazioni; comodità di accesso alle informazioni e al materiale che ci serve; mantenimento e incremento dei rapporti.).

Giovanna inizia il suo intervento partendo da una riflessione sulla Comunità reale e la Comunità Virtuale.

Una comunità in quanto tale rappresenta il superamento della solitudine ed introduce il concetto di appartenenza.
La Comunità è un sogno, ma anche un desiderio inconscio di sentirsi in sintonia con gli altri da sé; allo stesso tempo è una spinta consapevole a ricercare una sintonia, una sintesi di comuni aspettative.
E’ un’appartenenza che spesso non sappiamo valutare, ma che ci accoglie e ci plasma, senza che ce ne accorgiamo, tanto è pregnante la sua presenza.

La comunità ai tempi di Internet sta cambiando segno, sta diventando causa ed effetto di una rivoluzione antropologica in atto.
Per secoli la comunità è stata rifugio e solidarietà, rielaborazione di idee e fondamento di eventuale cambiamento, di cui ognuno si sentiva autore.
La comunità politica, per esempio, rendeva conto alla Base, aveva la funzione del controllo democratico, talvolta poco incisivo, ma sicuramente presente e condizionante. Ora che la Politica è sbarcata sul Web, non ci sono ideali né ideologie, ma twitt accalorati, invettive su Facebook, fugaci critiche su mail personali; la complessità del mondo resta fuori e con essa la Politica come arte di governare. Il consenso, la rabbia, l’esaltazione durano lo spazio di 140 caratteri, lasciano il tempo che trovano e i sentimenti di critica, ostilità e insoddisfazione diventano sempre di più un fatto privato, senza possibilità di confronto.
Molti, ripiegando sul Web, creano certamente comunità virtuali e si scambiano confidenze, messaggi e pareri, ma ne soffre la profondità e la partecipazione forte, spesso dolorosa ma anche entusiasta, che la comune spiritualità richiede e alimenta.
Ci si basa sugli interessi comuni escludendone altri e anche le rivendicazioni sociali (tralasciamo il calcio, le passioni per le persone famose, l’amore), come possono incidere su di un corpo sociale, come quello di Internet, che fa della virtualità il suo segno distintivo e nella continua fuga di sito in sito l’espressione di brevi, anche se intense, indignazioni collettive?
L’impressione è di superficialità e di precarietà; l’idea di comunità ha cambiato segno e l’autoreferenzialità è divenuto il suo marchio. Dove sono finite l’apertura verso il mondo, la capacità inclusiva come valore, la creazione di una coscienza collettiva e le sue analisi, che sono i compiti delle comunità reali?

A questo primo punto di riflessione fanno seguito i vari interventi.

Innanzitutto viene messo in evidenza come nella comunicazione virtuale manchi il fattore tempo e come spesso ci sia fraintendimento, poiché la scrittura non rende appieno il significato che mettiamo nel messaggio, talvolta anche per la sola mancanza della punteggiatura o per la mancanza dell’intonazione. Infatti, a seconda dell’intonazione che diamo alla voce, una
frase viene modificata nel suo significato: ironia, fermezza, entusiasmo, disprezzo. E le varie faccine non sempre sopperiscono a questa mancanza.

Di fatto, la relazione di persona non può essere sostituita dalla comunicazione virtuale scritta, né con la presenza in video, perché la distanza resta tale.

Dobbiamo però accettare il dato di fatto del cambiamento in atto, mantenendo presente la percezione del rischio di impoverimento culturale e politico cui andiamo incontro.
Essere nel mezzo del cambiamento, nel mezzo di questa rivoluzione di comunicazione, ci pone di fronte a delle difficoltà.

La velocità incide molto sulla superficialità/profondità della comunicazione. Se c’è un tempo per la riflessione e la risposta, allora ci può essere profondità. La velocità, invece, influisce in maniera negativa.

In realtà la profondità, nei Social Network, non è proprio ricercata, perché tutto è basato sul mostrare ciò che uno è, o magari non è, per mancanza di identità o di coraggio di essere se stessi.

Il famoso numero dei “mi piace” che viene considerato determinante per l’autostima.

E’ un mondo fatto di comunicazione e non di contenuti. La tecnologia permette di manipolare. La tecnologia è un vantaggio in termini di velocità, ma impedisce il contatto fisico, non solo con le persone, ma anche, per esempio, con un’opera d’arte: la percezione visiva diretta rispetto alla visione su monitor. Ed è un rapporto ancor più difficile se non c’è la conoscenza dello
strumento.

La comunicazione uno a uno è una cosa diversa rispetto alla comunicazione virtuale, che è estremamente ampia e che talvolta non prevede neanche una risposta, come nel caso di Twitter. Sono piani di comunicazione diversi.

I regimi fascisti e nazisti avevano il cinema e la propaganda come mezzo di comunicazione di massa e di controllo. In Cina lo strumento principale di controllo è la censura su Internet, per il potere di coagulare forze, opinioni e masse attorno ad uno scopo, come è il caso della Primavera Araba, partita su Internet.

Un secondo punto di riflessione riguarda il cervello umano e la mente ai tempi della rete.

Il cervello è plastico. Ciò significa che cambia in base al nostro comportamento e alle nostre esperienze. E ciò avviene anche quando si tratta di navigare ed interagire con le mille risorse che ci offre la rete.
Internet sta diventando una forma primaria di “memoria esterna”; il nostro cervello si sta “rilassando”: in sostanza “non ci preoccupiamo di ricordare”; ricordiamo meno un’informazione e più il modo di procurarcela.
Ne deriva la mortificazione della creatività. La diminuzione delle capacità creative è un grande rischio, perché “la creatività nasce da una mente che sa e ricorda molto”.
Si sta affacciando un nuovo tipo di attenzione: “la continua attenzione parziale”.
Il computer potrebbe abbassare pericolosamente la soglia dell’attenzione, soffocando l’immaginazione e ostacolando l’empatia.
“Se noi esponiamo il nostro cervello ad un ambiente in cui la regola è una soglia di attenzione brevissima, e se questo avviene per lunghi periodi di tempo (specialmente nell’età evolutiva), non è certamente strano che poi i ragazzi non riescano a concentrarsi neanche per mezz’ora e non riescano a stare tranquilli e nemmeno seduti”.

NUOVO MODO DI LETTURA: i ragazzi non leggono, navigano. Ciò mette a rischio la comprensione e l’attenzione. Si nota una crescente difficoltà nella “lettura profonda”…..la mente inizia a “vagare”.

RAPPORTO CON L’INFORMAZIONE: ognuno di noi è raggiunto attraverso e-mail, Internet, televisione e altri media. 100.500 parole al giorno: 23 parole al secondo. “La nostra attenzione si sta spezzettando in intervalli sempre più piccoli; mai il cervello è stato costretto a processare così tante informazioni al giorno. Si sta perdendo la capacità di riflettere e sentire, di essere in contatto con gli altri”.
In passato, a scuola dovevamo ricordarci di tutto.
La lettura smuove immagini, sensazioni, sentimenti, immedesimazione.

Sono seguite riflessioni del gruppo

Le comunità virtuali a volte deludono: scrivere su un Social serve a scaricare per esempio la rabbia, cui non segue l’azione; spesso scrivere sul Social sostituisce il fare.

Risulta difficile chiamare “comunità” una “community” che nasce senza la possibilità di risposta come Twitter.

C’è un uso accattivante di parole come “amicizia” o “comunità”, che non corrispondono al loro vero significato, che diventa fuorviante ed illusorio.

Si tira fuori il proprio disvalore, il disimpegno, con un’epidemia di stupidaggini condivise.

Il terzo punto di riflessione riguarda la dipendenza da Internet.

Alcuni accenni alla dipendenza da Internet e dai video-giochi toccano i rischi di patologie, presso i giovani, quali l’obesità e il narcisismo, la depressione causata da Facebook, che incentiva l’autodistruzione e che può portare al suicidio.
Ma esiste anche il grave problema del cyberbullismo.

Una riflessione sul concetto di dipendenza include una nuova forma, non ancora codificata, che è quella che si può definire “dipendenza informatica”.

Cerchiamo di capire cosa significhi esattamente la parola “dipendenza”.
Lo stato di dipendenza insorge, come patologia, quando sussiste l’impossibilità di raggiungere uno stato di soddisfazione e di benessere esaustivo e bastevole.
Il ragazzo che non riesce a staccarsi dal computer manifesta una dipendenza che occorre comprendere attentamente: il genitore otterrà opposizione e ancora maggiore attaccamento se imporrà il distacco, mentre avrà sicuramente maggior successo se si domanderà di quale diverso “cibo” familiare ha bisogno il figlio.
Il comportamento dipendente parte dal bisogno primario di esperienza di soddisfazione del bisogno (nel neonato quello del cibo). Se questa percezione di esperienza rasserenante non è stata sufficientemente vissuta e elaborata, si proietta su altro.

Il processo dell’evoluzione informatica è irreversibile, quindi va studiata la causa del comportamento compulsivo, la fonte del fenomeno.
Se ci separiamo troppo dal nostro sentire, dalla nostra affettività e emotività, rischiamo di non poter fronteggiare i vissuti di inaridimento e solitudine di chi ci sta vicino.
Chiediamoci dunque quale è il valore dell’irrazionalità, intesa non come il contrario della razionalità, ma come insieme di emozioni al servizio dell’intelligenza.
Gli adolescenti, convinti di avere il mondo in mano attraverso uno strumento che è sinonimo di razionalità, avvertiranno in futuro il bisogno di recuperare il contatto con questa parte di noi voluta dal Creatore, in cui risiede la santa follia, che ci consente di amare e di esprimere il nostro desiderio inesauribile di vita.

Bibliografia: “Science” S.Greenfield: Royal Institute of Great Britain “Cyberpsychology Behavour”