17 ott 2015 :: Gruppo adulti :: promemoria dell’incontro

RIFLESSIONE GRUPPO ADULTI 17 OTTOBRE 2015

“TEMA: IL MISTERO DELL’INIQUITA’”
letture: Tessalonicesi 1 3/12 4/29 5 1/6 Geremia 33 14/ 16 Luca 21- 28/37

I 14 presenti si sono espressi sulle loro emozioni di fronte agli scenari, le esperienze e le notizie che in questi tempi ci colpiscono e ci inquietano.

Di fronte alle ingiustizie, le atrocità, le violenze, le corruzioni e le indifferenze sono emersi il senso di impotenza, l’incertezza di dove collocarsi politicamente, la rabbia, la paura, l’angoscia, l’incomprensibilità,
la caduta dei valori. Tutto ciò porta alla dispersione, all’impotenza, alla chiusura e al bisogno di speranza.

“Sarebbe più semplice manifestare il bene” è stato uno degli ultimi interventi…

Siamo entrati in una zona storica ed esistenziale contrassegnata dalla precarietà, dall’incertezza e dalla dissolvenza dei quadri di riferimento, che davano sicurezza alla nostra coscienza.

Questo è il motivo per cui, confrontandoci, possiamo conoscere con Sapienza e ispirarci nel cercare e ritrovare le ragioni fondamentali del vivere.

Sono emersi sentimenti angosciosi quali:
- la precarietà, ovvero l’inconsistenza del nostro vivere sulla terra come individui e come umanità;
- la paura, sentimento forse rimosso e inibito, su cui la nostra educazione, la rete dei nostri affetti e la prospettiva dei nostri progetti aprono orizzonti rassicuranti, riversando sui nostri giorni e sulle nostre fatiche,
una luce di significato.

Siamo in lotta con la paura e ci aggrappiamo ad un piccolo spazio illuminato, temendo che emerga dal fondo l’antico timore che le ragioni della nostra insicurezza si sfaldino all’improvviso.

La storia, il nostro pianeta terra, l’ordine che si scompone, la natura che esprime il suo squilibrio con cambiamenti climatici, mancanza d’acqua, inquinamento, la caduta delle costruzioni storiche e delle ideologie.
Da qui, il bisogno di ritrovare le radici, di rifugiarsi nel seno materno, nella cultura delle origini, nel dialetto del nostro spirito, stando vicino a chi ci è vicino e dimenticando i lontani (tentazione grave che in
certe parti del mondo è anche sanguinosa).

Tuttavia abbiamo un sogno: che spunti la giustizia (Geremia).
Questo sogno è solo un’illusione o un segno di ” Distinzione”?
E’ un sogno che costituisce il principio primo del nostro impegno della vita privata e collettiva?

Siamo in questa isola – pianeta del cosmo – porzione infinitesima. Il Dio verso cui abbiamo modo di andare è quello dell’organizzazione della VITA, di cui noi siamo il punto più alto, e tutto sarà come noi lo verremo.
Abbiamo anche una responsabilità, come emerge dalla lettura di Luca, davanti alla Precarietà e alla Provvisorietà della vita nel nostro pianeta.

Aver fede significa NON spiegare le cose come andranno, ma che l’universo fisico è contenuto dentro un TU a cui possiamo tendere le mani.

Luca ci invita alla Vigilanza e alla Fede.
Essere vigilanti, nel senso evangelico, vuol dire assumere la realtà esistente e gli eventi come la manifestazione e il segno di Qualcuno che è oltre.
Avere Fede, come scelta di libertà che noi viviamo nel mondo, dentro questo dialogo con un TU, che ci parla attraverso gli eventi stessi.

E che cosa ci chiede questo Dio che regge il mondo nelle sue mani?
Ci chiede che germogli la giustizia: questa la promessa, questa l’alleanza, questa la stretta di mano con l’altro.

E’ un’investitura, è la “distinzione”, è la passione per il mondo giusto.
Dobbiamo leggere i segni (“…quando vedrete…”)
Dobbiamo stare attenti al tempo perso, al tempo dissipato, che è la condizione normale (“…attenti alla vacuità e alla dissipazione…”).

Non è vero che siamo progrediti, perchè il progresso si misura sul consenso interiore e sulla realizzazione di questo sogno, che è il Regno della giustizia sulla terra.