Non posso respirare : in morte di George Floyd

«Non posso respirare»: in morte di George
Floyd
07/06/2020 di: don Andrea Bigalli

https://volerelaluna.it › autori › biga…
Risultati web
don Andrea Bigalli, Autore presso VOLERE LA LUNA
Un uomo muore e rantolando cerca di gridare i motivi per cui ciò accade. «Non posso respirare».
Implora, chiama sua madre. Proiettandosi nella difficile immagine della nostra morte personale
possiamo immaginare che potrebbe essere quanto noi stessi ci troveremo a dire o urlare.
Nella fattispecie l’uomo che muore è a terra e ha il ginocchio di un altro uomo che gli schiaccia la
gola. Quest’ultimo ha l’uniforme da poliziotto. Dovrebbe custodire e proteggere. L’uomo a terra è
innocente, non ha fatto niente di male: è nero, il poliziotto è bianco.
La memoria collettiva è sempre più tessuta di immagini, con le conseguenze del caso: restano in
testa forse non quanto occorrerebbe per una sensibilità storica determinante. Ce lo chiediamo in
molti, spesso: riusciremo a fare degli eventi che si succedono uno dietro gli altri una tessitura di
significato? La foto di George Floyd che sta morendo sull’asfalto di una strada di Minneapolis segna
un passaggio: sappiamo bene che raffigura un sopruso più volte ripetuto, denunciato senza che
questo abbia mai del tutto cambiato le cose. Ma questa volta l’immagine ha colpito l’immaginario
collettivo. Non sappiamo se farà storia, ma ha mosso indignazione, da qui si muove un ulteriore che
non conosciamo.
«Non posso respirare». Un testo fondamentale del cristianesimo si può capire meglio proprio a
partire da questo lamento. Nel vangelo di Matteo Gesù pronuncia un lungo discorso che inizia con
un versetto famoso: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli». La beatitudine non
indica una condizione di privilegio, una felicità esclusiva. Le condizioni delle beatitudini non lo fanno
certo pensare. Siamo di fronte a un’armonia che sembra impossibile, ma è quella dell’essere amati,
la coscienza del diritto che si afferma nonostante tutto. Un diritto che è quello fondamentale ad
essere amati. Se nessun altro lo fa, Dio si. Una beatitudine che richiama alla fede: chi non ce l’ha, sa
bene però che ciò è radicalmente vero. Infatti in verità non è questione di fede o no: è questione di
coscienza. Per molti secoli si è chiosato su quel «in spirito»: si può essere poveri, in sintonia con Dio,
anche se il portafoglio è gonfio, perché lo spirito colloca su di un piano diverso da quello della realtà,
aliena dal mondo di tutti. La spiritualizzazione dei testi della Bibbia ha sottratto molto alla
comprensione di un testo fortemente radicato nella concretezza, in un contesto estraneo alla
metafisica.
Il Cristo si riferisce alla privazione dello spirito/respiro: il soffio di vita che prorompe dai polmoni è il
segno dell’esistere e questo dimostra la presenza di Dio. Dove è presente il Vivente la vita è
garantita. Il povero di fiato, incurvato dal peso del dolore secondo l’immagine anticotestamentaria, è
schiacciato a terra, qualcuno gli spinge la faccia contro il suolo impedendogli di respirare. A chi è in
questa condizione di annientamento è dichiarato il possesso del «Regno dei cieli»: questa
espressione indica il governo che Dio vuol imprimere all’esistente, riconducendolo a quella
tenerezza con cui Egli stesso l’ha creato. L’autorità della compassione contro il potere della forza. Al
di fuori di una Parola incarnata nella povertà, Ella stessa fatta oggetto di ingiustizia e destinata a
una morte che toglie il fiato come quella in croce, questo passaggio dell’autorità sul mondo ai poveri
è incomprensibile. Quel che non si capisce secondo le logiche del mondo diviene credibile secondo
l’intelligenza che ti consegna l’amore.
L’immagine del vangelo di Matteo è drammaticamente attualizzata dalle immagini di George Floyd,

a cui spegne il motore del vivere un uomo che asseconda da servo le dinamiche peggiori del potere
suprematista. Floyd appartiene a una popolazione impoverita, economicamente e nel diritto,
nonostante sia parte della nazione più potente del mondo. Incarna il destino di chi è stato reso
povero nella dignità per una catena storica di pregiudizio e di segregazione, le cui motivazioni,
uscite dal novero delle leggi, vi rientrano dalla fogna di quella parte del sentire popolare che ha
messo alla guida degli Stati Uniti un presidente esplicitamente appoggiato dal Ku Klux Klan. Genti a
cui è sottratto lo strumento della cultura: che non sanno futuro, quindi.
Come rendere possibile quel legittimo governo della storia che spetterebbe a coloro che ne hanno il
diritto? Qualcuno questo diritto lo fa scaturire dal Vangelo: altri dal senso della giustizia che ci fa
pensare che chi è privo del potere dovrebbe esercitarlo, sperando che da questa condizione
apprenda la capacità di farlo per tutti. Il come in realtà dovremmo conoscerlo, si chiama democrazia.
Le immagini, dicevamo. Nella marea di quelle che hanno seguito quella dell’assassinio di Floyd ne
identifico una: il vescovo Mark Seitz, della diocesi di El Paso in Texas, che con i suoi preti si
inginocchia nella posa di protesta degli afroamericani durante l’esecuzione dell’inno nazionale
americano, gesto che sta assumendo una virtualità globale. Lo hanno fatto per nove minuti, tanto
quanto è durata l’agonia di George. Molti pensano che troppi tra noi preti si inginocchiano di fronte
ai poteri di questo mondo. I miei confratelli di El Paso sono tutti abituati a inginocchiarsi come me
davanti ai segni della presenza del divino, presumo. Questa volta ciò coincide con la protesta per chi
muore ingiustamente. Un gesto per noi usuale si riveste di una sacralità indiscutibile, e luminosa.
Possiamo essere tutti seme di qualcosa di nuovo, di qualcosa di diverso. Basta saper decidere se
accanto a una persona che muore si sta in ginocchio in soggezione a chi lo sta uccidendo e alla sua
forza o inginocchiati con pena e compassione, solidali.
In una citazione celeberrima dal suo Servabo, Luigi Pintor ci spiega bene in quale atteggiamento:
«Non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il
collo, possa rialzarsi».

Incontri con Don Andrea Bigalli

UNA PROPOSTA CHE E’ ANCHE UNA CHIAMATA A RACCOLTA 2

Ci siamo ritrovat*, abbiamo analizzato e riflettuto.
Quel che ne scaturisce è questa proposta:
un itinerario di formazione\riflessione\confronto, non di stile accademico ma sapienziale, atto a porsi una serie di domande sul proprio vivere, per farlo sempre meglio,trovare motivi di gioia o consolazione, motivazioni e determinazioni. Sarà valorizzata l’esperienza personale, ci serviremo di persone che portano varie competenze. La Scrittura sarà un elemento costante di riferimento, ma non ne parleremo solo in chiave confessionale o in una ottica solo di fede. Introdurremo anche altri linguaggi, arte, cinema, spettacolo, letteratura. All’insegna del buon vivere comune, con il piacere di trovarsi tra amic*. Il tutto a SANT’ANDREA IN PERCUSSINA (via Scopeti 48, San Casciano val di Pesa).
Discuteremo su tutto, ma conduzione, supervisione e responsabilità saranno a mio totale carico.
Indichiamo la DOMENICA 14 APRILE, dopo la messa con il pranzo per chi vuole, cominciando alle 14.30, fino alle 17,30: è un INCONTRO IN PREPARAZIONE ALLA PASQUA, (e alla Veglia Pasquale del 20), che verterà sui racconti di resurrezione del vangelo di Luca.
Gli INCONTRI saranno quindicinali; a MAGGIO il 13 ALLE 18.30 CON MESSA, CENA VELOCE, INCONTRO ALLE 21. Poi LA DOMENICA 26, CON MODALITA’ CONSUETA (14.30\17.30)
IL PRIMO TEMA SARA’ QUELLO DELLA CORPOREITA’: dimensione unitaria e non duale, fisicità e relazione, affettività e sessualità, corpo e tempo, pienezza di vita e malattia.
Prendetevela, prendiamocela questa opportunità
per il resto, “Viandante, la strada non c’è; la strada si fa con l’andare”: come scriveva il grande Anton Machado, troveremo una strada e l’aggiusteremo metro dopo metro (lo dice anche Ivano Fossati)

 

 

feb 2019 :: Circolo Cinematografico San Michele


Carissimi amici,
siamo lieti di invitarvi anche quest’anno al Cineforum organizzato dalla nostra Comunità.
Come sempre sarà con noi don Andrea Bigalli, che con la consueta generosità si è reso disponibile a curare la presentazione dei film e ad animare il successivo dibattito.
Le proiezioni si terranno presso il Teatro della Comunità (Via P. di Cosimo, 21) e si svolgeranno tutte il venerdì con inizio alle ore 21:15, in modo che il dibattito non si protragga oltre le ore 23:30.

Per la partecipazione alle proiezioni, è assolutamente necessario dotarsi, come negli anni passati, di una tessera associativa che potrà essere ritirata direttamente all’ingresso del teatro prima dell’inizio delle proiezioni.
Per qualsiasi informazione ulteriore è comunque possibile scrivere all’indirizzo di posta elettronica: cineforum@comunitasanmichele.it

Invito inaugurazione del Parco degli Alpaca

L’Assessora all’Ambiente, Igiene Pubblica, Decoro Urbano, Partecipazione e Protezione Civile

Alessia Bettini
e l’Associazione Alpaha Onlus

sono liete di invitarLa all’inaugurazione del Parco degli Alpaca
che si terrà il giorno

sabato 27 ottobre 2018 alle ore 15.00
in via Bassa n. 12 ad Ugnano (seguire indicazioni stradali per Parco degli Animali)